AMARCORD – Ecco come era Andrea Pirlo da bambino (FOTO)

AMARCORD – Ecco come era Andrea Pirlo da bambino (FOTO)

CLICCA QUI PER VEDERE LA FOTO DI PIRLO – Il pallone posizionato al centro del salotto e un obiettivo: la palla deve andare oltre il divano e colpire un certo punto del muro. E’ così che Andrea Pirlo ha cominciato ad allenarsi a tirare punizioni. Allora era solo un bambino…

CLICCA QUI PER VEDERE LA FOTO DI PIRLO – Il pallone posizionato al centro del salotto e un obiettivo: la palla deve andare oltre il divano e colpire un certo punto del muro. E’ così che Andrea Pirlo ha cominciato ad allenarsi a tirare punizioni. Allora era solo un bambino che aveva mille sogni e un’unica certezza. Sapeva di essere più forte degli altri, infatti tutti parlavano di lui, forse anche un po’ troppo. Lo paragonavano a Maradona. E lui per non deludere le aspettative, faceva esattamente quello che tutti, compagni e avversari, si aspettavano. Capacità che poi generavano le consuete invidie e gelosie.
Per questo da adolescente si trovava a giocare in campo correndo alla ricerca del pallone. Nessuno dei suoi compagni voleva passargli la palla, perché la sua luce avrebbe messo in ombra tutti e di conseguenza ucciso i loro sogni. Le lacrime lo accompagnavano puntualmente, perché la sofferenza di sentirsi messo da parte gli provocava tristezza e malinconia.

 

Però, di tutto il suo malessere interiore, non trapelava nulla appena metteva piede sul campo da gioco. In quel momento vestiva la maschera dell’indifferenza che nulla piega e nulla scalfisce. Lì raccoglieva ogni riserva di coraggio e lo tirava fuori. Quando prendeva palla, dribblava tutti, anche i suoi compagni e segnava. Trascinava la squadra da solo, là dove gli altri dieci non riuscivano. Ogni volta si sorprendeva di esserci riuscito, ma fuori non mostrava nessun segno di cedimento. Lui era forte, lo sapeva, però non si considerava unico.
E invece, unico, lo era già da bambino. Tutti inseguono il gol e vorrebbero giocare in attacco, lui no. Nelle giovanili del Brescia anziché continuare la sua esperienza calcistica da mezza punta, preferisce avere tutto il campo davanti a sé e scegliere dove andare a prendersi il pallone, per poi aiutare i compagni a fare gol. Applicazione, lavoro e metodo, con questo approccio il padre vedeva crescere il talento del figlio. Osservava, era presente, però lontano dagli altri genitori, infastidito dai commenti scontati.
Andrea continuava ad allenarsi con il Brescia, nella città in cui la natura e l’evoluzione industriale si incontrano, dove le fabbriche si godono la cornice delle montagne. Stessi colori e stessi odori di un’altra città che avrà nel suo destino: Torino.
Il 21 maggio 1995 con l’esordio in Serie A nella partita Reggiana-Brescia, diventa il più giovane esordiente della squadra lombarda nella massima serie. Aveva 16 anni e 2 giorni e il suo obiettivo era cambiato, non c’era più un divano da oltrepassare, ma un campo verde da solcare e un muro di uomini da superare. (Lagiovaneitalia.net)

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