Petagna: “Ho pensato di smettere. Juve, non ci scansiamo”

Petagna: “Ho pensato di smettere. Juve, non ci scansiamo”

Il centravanti dell’Atalanta ha aggiunto: “Piansi per il Milan, ero la prima alternativa di Balotelli ma poi arrivò Matri. E da piccolo mi offrii all’Inter”

TORINO – In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera l’attaccante dell’Atalanta Andrea Petagna ha parlato della sua carriera e della sfida alla Juventus: “L’anno scorso avevo pensato di smettere.Ero reduce da una stagione deludente divisa fra Latina e Vicenza, con un solo gol all’attivo. Nessuno mi voleva prendere: per la serie B avevo un ingaggio troppo alto e il Milan, proprietario del mio cartellino, non aveva intenzione di partecipare alla corresponsione dello stipendio. In Lega Pro non mi voleva mandare e l’unica squadra che all’epoca era sulle mie tracce era l’Ascoli. Poi per fortuna i marchigiani furono ripescati in B e la mia carriera cambiò di nuovo direzione”.

AIUTO – “Mi stettero vicini il mio procuratore, Giuseppe Riso e il mental coach, Roberto Civitarese. Sono, o meglio, ero una persona negativa che tende a non credere in se stessa. Mi rivolsi a Civitarese perché nei mesi in cui giocavo a Latina avevo sempre paura di sbagliare. Mi limitavo a fare il compitino. Lui mi ha aiutato a recuperare fiducia, adesso ho ritrovato l’equilibrio anche se so che prima o poi un momento negativo tornerà. Ecco perché non ho abbandonato le sedute: la mente è come un muscolo e come tale va allenato. A Bergamo sto completando il mio bagaglio di esperienze, anche se le avventure precedenti sono state tutte importanti per crescere”.

IL PASSATO – “Mio nonno, Francesco, giocò in A dieci anni con la Triestina e da tecnico allenò alla Spal Reja e Capello. Mio papà allena i Dilettanti e mia mamma era una nuotatrice. A 9 anni ho iniziato a viaggiare in treno da solo per andare agli allenamenti a Udine. Lo sa che già all’epoca avevo fatto dei provini per l’Atalanta? C’era Bianchessi al settore giovanile: quando si trasferì al Milan mi chiamò. E a 13 anni uscii di casa. Sembrava l’inizio di una carriera in discesa: scudetto con i Giovanissimi e gli Allievi e il passaggio in prima squadra nel 2012. Debuttai in Champions a 17 anni con Allegri. Andavo al liceo psico-pedagogico con sua figlia Valentina. Il mister mi rimproverava perché i voti non erano sufficienti. Ma poi mi prendeva in giro: ‘Corri, sennò domani vai a scuola e non ti alleni con noi’. E’ un grandissimo gestore di campioni. L’ultima volta che lo sentii fu per un in bocca al lupo per la finale di Champions con il Barcellona”.

PIANTO ROSSONERO – “Nell’estate del 2013 Galliani mi definì incedibilissimo. In pre-campionato segnai al Manchester City e nel Trofeo Tim. Con Pazzini infortunato ero l’altro attaccante a disposizione assieme a Balotelli.L’ultimo giorno di mercato il Milan comprò Matri. Quando lo venni a sapere mi chiusi nel bagno del ristorante e piansi”.

ADDIO TWITTER – “Sono troppo bello per essere considerato anche forte? Me lo dicono sempre. Non so cosa rispondere. Anche da piccolo, mi si notava anche quando ero in disparte. Sui social ho Instagram: si è iscritta anche mia nonna per seguirmi. Da Twitter mi cancellai quando giocavo nella Sampdoria. Prima partita di Mihajlovic: Sinisa mi manda in campo a 15’ dalla fine. Perdo palla e la Lazio segna. I tifosi sul web mi hanno coperto di insulti”.

FOLLIA – “Giocavo negli Allievi del Milan. Ero in terza superiore, nevicava e non volevo andare a scuola. Litigai con il tutor, con tutti. Andai in quella che pensavo essere la sede dell’Inter. ‘Dov’è il settore giovanile? Voglio giocare per voi’. Era la portineria della Saras, la sede della società di Moratti. Venne Giuseppe Riso a riprendermi”.

LA JUVE – “Possiamo vincere correndo più di loro: se facciamo il nostro gioco possiamo mettere in difficoltà chiunque. Di certo non ci scansiamo. Gasperini è l’allenatore più bravo che ho avuto. Ha mostrato coraggio a lanciare contro il Napoli tanti giovani. Lavora su aspetti fisici e tattici e i risultati si vedono. Mi dice di non focalizzarmi sui gol anche se per un centravanti rappresentano la misura per essere giudicati. Io non ho l’ossessione di segnare, preferisco lavorare per la squadra. E se andiamo in Europa sarò più felice di aver totalizzato 20 gol”.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy