L’infortunio di Marchisio raccontato dal padre: “Un momento terribile, non l’avevo mai visto così”

L’infortunio di Marchisio raccontato dal padre: “Un momento terribile, non l’avevo mai visto così”

Papà Antonio rivela i retroscena dell’infortunio del figlio

TORINO – Sta finalmente per finire il calvario di Claudio Marchisio, dopo l’infortunio dello scorso aprile che gli è costata metà stagione e soprattutto l’Europeo; nessuno può sapere cosa è passato nella mente del “Principino” in questi mesi, ma la persona forse più vicina a lui, il padre-agente Antonio intervistato da TuttoSport, ricorda bene quei momenti:  “E’ il più brutto che ho visto trascorrere a mio figlio. Ero allo stadio  e capii immediatamente che Claudio si era rotto il crociato del ginocchio. La prima immagine che mi viene in mente sono le lacrime di mio figlio a causa dei forti dolori al ginocchio quando, una settimana dopo l’operazione, ha saputo che sarebbe dovuto tornare sotto i ferri. E’ la prima volta che l’ho visto piangere. Festa scudetto? Una grossa rinuncia, ma lì Claudio è stato lucidissimo, si era già sintonizzato sul rientro in campo. Teneva alla festa, però la voglia di non rischiare ha prevalso su tutto: ‘Basta che uno mi tocchi e siamo da capo. Papà, non rischio ‘, mi disse. Decisione saggia, da parte sua e dello staff. La Juventus è l’altro grande amore di Claudio. La volontà ferrea di recuperare bene e tornare il prima possibile in campo è stata una molla determinante. Non ha perso un secondo, anzi… Quando lo andavo a trovare a casa, lo vedevo sempre applicatissimo nello svolgere gli esercizi previsti dalla terapia. E’ stato una macchina: in questo ha preso molto da mia moglie. Claudio non è un chiacchierone: va interpretato attraverso gli atteggiamenti. Esempi? Quando la Juve perde s’infuria, per lui la rabbia è doppia: da giocatore e da tifoso. Negli anni ho imparato a non chiamarlo per almeno due giorni dopo una sconfitta”.

Sulla rinuncia forzata agli Europei: “Saltare l’Europeo è stata un’altra bella botta. Lavori per due anni con un obiettivo, poi sul più bello devi guardare tutto in televisione. Sono cose che succedono nello sport: penso anche a Tamberi, che ha visto sfumare l’Olimpiade. Lui e Claudio si sono anche sentiti. Depressione? Da padre il timore l’ho avuto, soprattutto all’inizio. Claudio, per fortuna, non aveva mai vissuto un periodo così lungo di inattività e mi chiedevo come avrebbe reagito. Si è dimostrato fortissimo. La moglie Roberta è stata fenomenale a ‘sopportarlo’. E lui ci ha messo tanto di suo. A pensarci bene, non sono stupito. Se Claudio non si è depresso, è per due ragioni: la famiglia e la Juve. Si è goduto moglie e figli come non aveva mai avuto tempo di fare prima. Nella sfortuna, è stato il lato positivo”.

E  sui tempi di recupero: “Incrocio le dita. Lui sta bene, lo vedo felice di essere di nuovo in campo, si allena in gruppo. Però serve pazienza. Un conto è tornare con i compagni e un altro ritornare al top. Sapere quando sarà al cento per cento è una domanda da 10 milioni di dollari a cui non so proprio rispondere. Sicuramente sarà più maturo e completo: stare fuori tanto gli ha permesso di seguire molte partite da un’altra visuale, cogliendo aspetti che magari sfuggono quando sei in campo ogni tre giorni”

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