BIG MATCH – Troppo forte questo City per una Juve così piccola?

BIG MATCH – Troppo forte questo City per una Juve così piccola?

aguero

di Andrea Colacione

 

TORINO – Anche senza Aguero e senza Ilheanacho, Delph, Clichy e Zabaleta, il City fa paura eccome. Fa paura perché è un rullo compressore (cinque vittorie su cinque gare in Premier, senza aver ancora subito neppure un gol) e fa paura perché la Juventus di questo periodo non è neppure l’ombra della fantastica squadra che abbiamo ammirato lo scorso anno in Italia ed in Europa.

 

ADDII – Le partenze di Vidal, Pirlo e Tevez, giustificabilissime sotto tanti punti di vista hanno indebolito l’ossatura della “zebra” non soltanto da un punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto di carattere e quindi di personalità: di presenza in ogni singolo match. La Juve è una squadra in costruzione, proiettata verso il futuro ma che ha il dovere di pensare anche al presente.
Ci sta dopo cinque titoli consecutivi non rivincere il campionato ed è impensabile che quest’anno possa vincere la Champions, ma una partenza così modesta sia nei risultati che nel gioco nessuno poteva aspettarsela. Le cose in campionato miglioreranno decisamente, ma la rincorsa ad un nuovo titolo inizia già a farsi proibitiva, anche per via di un mercato con luci ed ombre.

 
RIVOLUZIONE – Allegri furbescamente lo scorso anno non ha inizialmente stravolto nulla ma quest’anno, forte dei tanti crediti che si è guadagnato, ha deciso un po’ pericolosamente di testa sua: in primis rinunciando al regista. Certamente prendere un altro Pirlo era impossibile perché Pirlo è stato unico ed irripetibile, ma certamente un cervello a centrocampo serviva eccome.
E poi Khedira è si un ottimo giocatore, ma si sapeva ampiamente che non poteva garantire un’integrità fisica al cento per cento.
La difesa anche inizia a sentire qualche logorio, ma dietro scalpita Rugani che a mio avviso è il futuro non soltanto dei bianconeri ma anche della nazionale  italiana. E poi infine l’attacco dove è stato compiuto più di qualche errore. Dybala è un prospetto di fuoriclasse ma non gli si può chiedere di diventare subito ciò che è stato Tevez; Mandzukic è un ottimo attaccante ma certamente non il top assoluto ed ha caratteristiche che ti costringono a rivoluzionare il gioco, puntando molto più sui cross e sui lanci lunghi che con il gioco ragionato palla a terra. Ed infine a cosa serviva far arrivare Zaza, che scommettiamo verrà dato in prestito a gennaio? Non sarebbe stato molto più utile a quel punto accelerare l’arrivo di Berardi?

 
PERICOLO – Perdere stasera rientra nell’ordine delle ragioni più logiche ma la Juventus ha il dovere di combattere e di farlo almeno dignitosamente, anche se di fronte avrà una corazzata multimilionaria. Il City viceversa che in Inghilterra è ormai da anni una forza assoluta, sin da oggi, vuol provare a farsi bello e vincente anche in Champions. Per riscrivere la storia: da club del popolo e di una città degradata, da squadra di secondo piano, costretta ad ammirare i trionfi dello United, a regina di Manchester, d’Inghilterra e dell’Europa. Conosco, ammiro e stimo l’ingegnere Manuel Pellegrini sin da quando allenava in Sud America ma in Europa per vincere, oltre al bel gioco che a lui appartiene giustamente da tempo, servono anche il giusto carattere, il saper soffrire e tenere botta in certi match e la fame. E qualche volta serve anche giocare con due punte, anche se dietro al centravanti (stasera dovrebbe giocare il colosso Bony al posto del semplicemente geniale Aguero) lui ha a disposizione calciatori fantastici come Jesùs Navas, Samir Nasri, Raheen Sterling pagato cifre folli in estate, così come l’ultimo arrivato Kevin De Bruyne, altro calciatore che mi piace da sempre da impazzire. E poi il “Mago” Silva: uno che con i suoi numeri ha fatto impazzire prima il Valencia ed ora tutta la parte celeste di Manchester. E se a tutto ciò aggiungiamo anche il monumentale Yaya Toure e Fernandinho, si comprende facilmente come in questo match non si parta certamente alla pari. E poi Hart, il portiere a mio avviso sin troppo criticato per alcuni errori, ma che resta decisamente fortissimo, scoppia di salute visto che non prende gol da ben 566 minuti.

 

TABU’ – Il City non deve sbagliare l’approccio alla partita, attaccando a spron battuto sin dai primi minuti ma mantenendo i reparti equilibrati perché una falsa partenza potrebbe innervosire la squadra e complicare le cose, visto che dietro la Juventus ha uomini piuttosto granitici o che almeno lo sono stati fino all’anno scorso. E poi c’è un altro piccolo tabù da sfatare, visto che i “Citizens” non superano in casa una squadra italiana sin dal lontano 1978: quella volta rifilarono un secco 3-0 al Milan ed una delle reti la siglò Brian Kidd, attuale collaboratore di Pellegrini che decise anche il confronto con la Juventus nell’1-0 del 15 settembre 1976. Eppure quello era un City neppure lontanamente paragonabile a quello di oggi ma stasera i fuoriclasse impacchettati dal multimiliardario Mansour hanno il dovere di dimostrarlo sul campo perché le ultime partecipazioni in Champions si sono rivelate un autentico fiasco ed una simile corazzata ha il dovere di raccogliere certamente di più: anche e soprattutto nell’Europa dei grandi se si vuol diventare grandi sul serio.
Fino in fondo!

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