Pirlo: “Hodgson mi chiamava Pirla…”

Pirlo: “Hodgson mi chiamava Pirla…”

Andrea Pirlo ai microfoni del Daily Mail ha ripercorso la sua lunga carriera. Tanti gli aneddoti raccontati dal centrocampista bresciano della Juventus, che non ha parole tenere nei confronti dell’Inter: “All’inizio andò bene, c’era Gigi Simoni, che credeva in me e mi diede molto spazio. Poi però la situazione crollò.…

Andrea Pirlo ai microfoni del Daily Mail ha ripercorso la sua lunga carriera. Tanti gli aneddoti raccontati dal centrocampista bresciano della Juventus, che non ha parole tenere nei confronti dell’Inter: “All’inizio andò bene, c’era Gigi Simoni, che credeva in me e mi diede molto spazio. Poi però la situazione crollò. Arrivarono Lucescu, Castellini e infine Hodgson che non riusciva a pronunciare il mio nome. Il mister britannico mi chiamava sempre Pirla anche se capiva il mio gioco meglio degli altri. Fu un anno complicato: cambiarono quattro allenatori. Ogni tanto mi svegliavo la mattina e non mi ricordavo chi fosse il coach”. Il rigore a Euro2012 contro l’Inghiltera: “Ho deciso di tirarlo così all’ultimo secondo, quando ho visto Hart muoversi sulla linea. È andata bene. Dopo il Mondiale brasiliano toglierò definitivamente la maglia azzurra. Fino a quel momento però solo il ct Prandelli potrà decidere un mio eventuale stop. Io in nazionale mi diverto un sacco. Essere parte di quel team è fantastico, è meglio del sesso: dura di più e se fai cilecca non è per forza colpa tua”. L’incubo di Istanbul e la finale clamorosamente persa contro il Liverpool: “Perdemmo ai rigori dopo essere stati in vantaggio 3-0. Non so come sia potuto succedere. Molti pensano che la sconfitta sia arrivata a causa della “danza” che fece Dudek in porta durante i penalties.

 

Non è così. Fu semplicemente un suicidio di massa. Qualcuno crollò, in questo caso tutto il team. Dopo il match eravamo distrutti. Rimanemmo a lungo in silenzio negli spogliatoi prima di tornare a casa. E anche i giorni seguenti non fu facile. Soffrii d’insonnia, non riuscii praticamente a muovermi. Ero depresso e mentalmente distrutto. Volevo smettere. Fortunatamente qui giorni sono passati”. La fine turbolenta con il Milan: “Dovevo rinnovare il contratto, dissi al presidente che avevo offerte per dei pluriennali e lui ancora si oppose sostenendo: “Rimani qui, devi chiudere da noi la tua carriera. Non ci sono problemi, senti Galliani e risolviamo”. Poco dopo aver parlato con me il presidente si rivolse alla stampa e tuonò: “Pirlo non è in vendita”. Finì che andai alla Juventus. Berlusconi è così. È teatrale e sa sempre quel che vuole…”.

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