Perché il Grande Fratello è morto

Perché il Grande Fratello è morto

Grande Fratello oggi, nell’immaginario comune, è sinonimo di trash e inconsistenza, frivolezza ed ignoranza. Grande Fratello agli albori significava sperimentazione, novità ed avanguardia. È sintomatico che tutti ricordano ancora la prima edizione come l’unica che sia valsa la pena vedere, “quella di Taricone” e dei suoi inconsapevoli compagni di casa,…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché il Grande Fratello è morto.

Grande Fratello oggi, nell’immaginario comune, è sinonimo di trash e inconsistenza, frivolezza ed ignoranza. Grande Fratello agli albori significava sperimentazione, novità ed avanguardia. È sintomatico che tutti ricordano ancora la prima edizione come l’unica che sia valsa la pena vedere, “quella di Taricone” e dei suoi inconsapevoli compagni di casa, quella che vinse un Telegatto nella sezione Costume e Cultura, suscitando la reazione incontrollata di Alessandro Cecchi Paone. La sua “macchina del tempo” non riuscì a battere il Grande Fratello, che si affermò come programma culturale dell’anno. Non fu sbagliato, ampliando il concetto di cultura all’esperimento antropologico che fu e calcolando che nella totale assenza di contatti con l’esterno e delle più banali comodità quotidiane, il programma accattivò il pubblico con il sadismo delle sue privazioni.

Piaceva perché sottraeva i “coinquilini” alla dinamica puramente mediatica e li posizionava al centro di uno show senza inutili divismi, valorizzando il loro aspetto umano a discapito di qualsivoglia intento televisivo. Il The Truman Show li anticipò di qualche anno e gli lasciò in eredità l’insolità spensieratezza di un Jim Carrey fagocitato dagli occhi indiscreti di migliaia di telecamere, incapace di tornare alla sua vita poiché soggetto a quella che gli spettatori avrebbero voluto per lui. Il fascino di un condizionamento simile, voyeuristico fino ai limiti dello scibile, ha permesso alla prima edizione di raggiungere una media di 10 milioni a serata e di inaugurare un format che avrebbe cambiato per sempre la storia della televisione italiana.

Non è stato poi così e forse la causa è insita nella sua stessa natura. Reality significa “realtà, verità”, non si sposa bene con qualcosa che per sua natura è incapace di esserlo, ovvero lo show. Il successo, la fama, una popolarità non guadagnata, assegnata semplicemente ad un modo di essere e non ad un particolare talento, ha svilito il termine e ciò che ne conseguiva. Da lì largo a personaggi e non più a persone, a trame e non più a storie, a reazioni indotte ben lontane dalle emozioni, a sentimenti labili e confusi. Largo a qualcosa che poteva anche convincere, al pari di una soap opera, ma che niente aveva più a che fare con la sua genesi. (Fanpage.it)

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