++ LUTTO NEL CALCIO ++

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Genova – Lutto in casa blucerchiata. A Modena è mancato Paolo Borea, 77 anni, storico ds della Sampdoria scudettata dell’era Mantovani. Toninho Cerezo lo definiva “il più grande direttore sportivo di sempre” e in effetti nella Samp della famiglia Mantovani, Borea realizzò un grande miracolo: la vittoria dello scudetto. Nato…

Genova – Lutto in casa blucerchiata. A Modena è mancato Paolo Borea, 77 anni, storico ds della Sampdoria scudettata dell’era Mantovani. Toninho Cerezo lo definiva “il più grande direttore sportivo di sempre” e in effetti nella Samp della famiglia Mantovani, Borea realizzò un grande miracolo: la vittoria dello scudetto. Nato nel 1937, è considerato uno dei più grandi dirigenti del calcio italiano anni Novanta. Oltre che nella Genova blucerchiata anche a Modena, dov’è mancato, e a Bologna e in altre città dove ha lavorato, ha lasciato un ricordo indelebile per la caratura umana oltreché professionale. Nel 74-75 vinse il campionato di serie C1 con Galbiati allenatore del Modena e fu l’inizio della sua epopea. Anche dopo i fasti doriani tornò a Modena provando a sfruttare la passione e i mezzi economici di Gigi Montagnani, di cui era grande amico, per tornare a fare grandi i “Canarini”. Non vi riuscì, ma pose le basi per il futuro. 

 

Paolo Borea fu anche ex direttore sportivo del Bologna ma di lui tutto il mondo del calcio ricorda soprattutto le 15 stagioni nella Sampdoria. Era un dirigente con grande personalità, un professionista vecchio stampo che non aveva bisogno dei filmati di Youtube per scoprire i talenti nascenti del calcio. Tra gli oltre 50 giocatori scoperti o valorizzati da Borea ci sono nomi di mostri sacri del calcio italiano come Marocchi, Mancini, Pagliuca, Vierchowod, Vialli, Lombardo, Pari, Mannini e tanti altri. Impossibile raccontare tutte le sue intuizioni. Claudio Bellucci lo vide dopo una partita della Primavera della Samp con la Lodigiani, lo pagò 80 milioni di lire e lo rivendette al Napoli per 5 miliardi. O il portiere Sereni avuto gratis e venduto per 15 miliardi, oppure Lanna, storico libero della Samp scudettata, pagato quasi nulla e rivenduto a 9 miliardi. Ma il top che lo consacra a semi dio degli attuali talent scout fu la scoperta di un “tal” Enrico Chiesa che scoprì a Pontedecimo, pagò 5 milioni dell’epoca e finì per rivenderlo per 16 miliardi più Veron che a sua volta fu rivenduto per 54 miliardi. A tutto ciò si aggiunga uno scudetto, ben 10 finali (con 7 vittorie) tra coppe nazionali e non, con la grande Samp di Mantovani che Borea “raccolse “ da neo promossa e diventò, grazie al suo intuito di manager moderno, una regina del panorama calcistico internazionale. A domanda di come nacque il rapporto con la Samp di Mantovani, anni fa rispose: «Nacque tutto da un gesto di gentilezza che feci alla moglie di Fabbretti quando mi disse che non poteva confermarmi, mandai delle rose alla moglie perché era rimasta grande stima e amicizia con lui e la famiglia tutta, ringraziandolo per il trascorso lavorativo. Questo gesto delle rose fu raccontato a Mantovani che naturalmente prima di assumermi chiese referenze a Fabbretti e dopo qualche anno mi disse che l’eleganza di quel pensiero nonostante ci fosse stato un licenziamento, aveva fatto pendere l’ago della bilancia verso di me». E come fu l’approccio iniziale con la Genova blucerchiata? «Traumatico! Al primo incontro, al quale partecipò anche la figlia di Mantovani, tifosissima della Doria, mi chiese: “quale giocatore cambierebbe della squadra? ( era neo promossa, ma già con tantissime ambizioni). Fui onesto e dissi :”Venderei subito il centroavanti, Nicola Zanone”. Non sapevo però che era l’idolo indiscusso della figlia e quindi tornai dal colloquio col patron (che tra l’altro viveva a Lugano), con pochissime chance di essere assunto. Dopo tre giorni invece mi chiamo’ e mi disse di passare in sede a Genova per firmare…». ilsecoloxix.it

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