CONTE parole al veleno contro Cassano.

CONTE parole al veleno contro Cassano.

Alla fine il matrimonio Nazionale-Antonio Conte s’è celebrato. L’ex tecnico della Juventus, che a luglio ha lasciato improvvisamente la guida della Vecchia Signora, ha trovato l’accordo con il neopresidente della Figc Carlo Tavecchio e ha firmato per allenare gli Azzurri.SOLDI DALLA PUMA. A sbrogliare la matassa è stato l’intervento dello…

Alla fine il matrimonio Nazionale-Antonio Conte s’è celebrato. L’ex tecnico della Juventus, che a luglio ha lasciato improvvisamente la guida della Vecchia Signora, ha trovato l’accordo con il neopresidente della Figc Carlo Tavecchio e ha firmato per allenare gli Azzurri.
SOLDI DALLA PUMA. A sbrogliare la matassa è stato l’intervento dello sponsor tecnico dell’Italia: da Puma è arrivato l’ok per il pagamento di parte dello stipendio del successore di Cesare Prandelli, che diventa così il primo commissario tecnico nato al Sud (a interrompere la supremazia di allenatori settentrionali finora c’era stato solo il romano Fulvio Bernardini, alla guida dell’Italia tra il 1974 e il 1975).
NESSUNO MEGLIO DI CONTE. Ora che il nodo della panchina della Nazionale è stato risolto, però, restano i dubbi sulla scelta di Conte.
L’ex della Juventus ha di certo dimostrato, almeno negli ultimi tre anni, di non avere rivali in Italia (a giugno ha ricevuto per la seconda volta la Panchina d’oro, premio assegnato al miglior allenatore di Serie A): alla guida dei bianconeri ha vinto tre Scudetti consecutivi e messo nella bacheca del club pure due Supercoppe italiane.
QUALCHE OMBRA IN CARRIERA. Ma dietro la faccia vincente dell’ex centrocampista, ci sono anche alcune ombre. Come l’atteggiamento di eterna sfida agli avversari, ma pure la vicenda Calcioscommesse. Poi c’è il capitolo flop internazionale e la difficoltà che un allenatore di club come lui potrebbe avere nel gestire una squadra in maniera non continuativa.
Dubbi che solo i risultati del campo possono sciogliere.


1. Ha un caratteraccio: sempre pronto a criticare i colleghi

  • Oltre alla Juventus, Antonio Conte ha allenato Arezzo, Bari, Atalanta e Siena (©GettyImages).

Allenare gli Azzurri, per prima cosa, impone un comportamento molto istituzionale. Per intendersi, quello che pare essere mancato finora a Conte nella sua carriera di tecnico.
Smessi i panni di calciatore e sedutosi in panchina in giacca e cravatta, infatti, l’ex Juventus non ha mai abbandonato la grinta arcigna del centrocampista di fatica che l’ha caratterizzato in campo. E che l’ha reso un idolo per i tifosi, ma etichettato come arrogante dagli altri.
LE STOCCATE A CAPELLO. Giusto per citare qualche esempio, recentemente se l’è presa con Fabio Capello, uno che ha vinto praticamente in ogni club che ha guidato. Di lui ha detto: «La sua Juve non brillava per lo spettacolo in campo, di quella squadra mi ricordo solo gli scudetti revocati».
PRANDELLI «MALEDUCATO». Ma se tra i due le stoccate sono state la resa dei conti di una polemica iniziata nel 2004 in bianconero – all’epoca don Fabio mise alla porta Conte – le polemiche con Prandelli sono state ben diverse.
L’ex commissario tecnico della Nazionale venne attaccato perché si azzardò a convocare Giorgio Chiellini, fuori per infortunio da tre settimane. «Poteva almeno chiamarmi e chiedere: ‘Stupido, come sta Giorgio?’», disse Conte. Quindi la stoccata: «Prandelli si è dimostrato poco educato».
SOLO CHIACCHIERE DI GARCIA. Tra i suoi avversari, uno dei bersagli preferiti è stato il tecnico della Roma Rudi Garcia, reo di aver espresso una tesi secondo cui alcune squadre non si sarebbero impegnate a fondo nelle partite contro la Juve.
«Parole provinciali da tutti i punti di vista», le etichettò Conte. Derubricando il tutto a «chiacchiere da bar».
CONTRO I CONTI DI ALLEGRI. Ma il neotecnico della Nazionale ne ha avute anche per Walter Mazzarri (tra i due lo scontro ha riguardato la parternità del 3-5-2) e pure per l’ex del Milan Massimiliano Allegri. Il livornese si era messo a fare i conti in tasca ai club italiani, lanciando un’allusione a una squadra che avrebbe chiuso «con 60-70 milioni di disavanzo» alla faccia del fair play finanziario.
«Ci sono formazioni che hanno un monte ingaggi molto più alto del nostro, eppure sembra che siamo noi ad avere dei deficit», replicò Conte sentendosi tirato in causa. E chiuse la faccenda così: «Forse qualcuno sbaglia a fare i conti e non guarda in casa sua».


2. È un grande motivatore: ma non sa perdonare né tacere

  • Uno scontro verbale tra Massimo Ambrosini e Conte (©GettyImages).

Il caratteraccio, Conte, ce l’ha pure con i giocatori. Non certo i suoi, visto che sono molti a considerarlo una sorta di José Mourinho italiano (memorabile resta il suo discorso in allenamento per caricare la squadra). Ma se l’ex Juventus sa motivare chi lo ama –  «Quelli che ho in rosa sono ottimi giocatori ma anche straordinari uomini e guai chi me li tocca», disse una volta – sa pure stroncare chi lo vuole ostacolare.
SCONTRO CON DONI. Ne sa qualcosa Cristiano Doni, capitano e simbolo dell’Atalanta ai tempi di Conte. «Era così categorico», raccontò il giocatore dopo l’addio da Bergamo dell’allenatore nel 2010, «che ha perso credibilità agli occhi di tutti. Mi ha attaccato violentemente, si è comportato in modo inaccettabile».
«Se Doni avesse pensato a fare il giocatore», fu la replica di Conte, «invece di credersi Dio in terra, forse le cose sarebbero andate meglio».
Quindi precisò: «Con me non esistono intoccabili». Più che una risposta, un modello di vita (almeno in campo).

 

CASSANO CHIACCHIERONE. Il tecnico ne ha avute anche per Antonio Cassano che ha spiegato di aver rinunciato alla Juventus perché «lì vogliono solo soldatini».
Il club «sceglie i giocatori ed esclude i chiacchieroni», gli fece sapere Conte a stretto giro di posta.
L’INVIDIA DEGLI AVVERSARI. Nella lista nera di colui che ama dire che «i nemici sono dappertutto» sono finiti poi pure tutti quelli che non hanno avuto parole di elogio nei suoi confronti.
«Mi dispiace che non sempre ci sono stati riconosciuti i nostri meriti», ha detto subito dopo aver conquistato il terzo Scudetto, «credo che c’entri anche un po’ di sana invidia da parte dei nostri avversari». Ecco, per il neotecnico della Nazionale chi non lo aprezza è solo invidioso.
SCIVOLONE SUL TAMBURELLO. Una volta arrivato a Coverciano, però, Conte farebbe bene a ricordarsi di non insultare chi pratica sport diversi dal calcio.
Uscite come «questo campo andava bene per il tamburello, non per una partita di pallone», che gli sfuggì dopo l’eliminazione dalla Champions league con il Galatasaray e che provocò l’irritazione della Federazione italiana tamburello sarebbe del tutto fuori luogo se fosse pronunciata dall’allenatore della Nazionale.


3. Condannato per calcioscommesse: squalifica di quattro mesi per omessa denuncia

  • Conte ha guidato la Juventus per tre stagioni, vincendo tre scudetti consecutivi (©GettyImages).

Il capitolo più triste della carriera di Conte è quello che riguarda il Calcioscommesse.
La vicenda che ha visto coinvolto l’ex Juventus ha avuto importanti ripercussioni sulla carriera del tecnico, rimasto lontano dalla panchina per quattro mesi.
Tutto era iniziato il 26 luglio 2012, quando la procura federale, nell’ambito del terzo filone dell’inchiesta sportiva sul calcioscommesse che ha visto coinvolti 35 tesserati e 13 società, ha deferito Conte per omessa denuncia in relazione alle partite Novara-Siena e AlbinoLeffe-Siena giocate nella stagione 2010-11 di Serie B, quando il neocommissario degli Azzurri era sulla panchina dei toscani.
NIENTE PANCHINA. I legali dell’allora tecnico bianconero chiesero il patteggiamento, proponendo tre mesi di squalifica con una multa di 200 mila euro: la Commissione disciplinare della Federcalcio lo squalificò per 10 mesi, prosciogliendolo per Novara-Siena, ma confermando la sanzione per AlbinoLeffe-Siena.
Tuttavia il Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport (Tnas) riaprì la vicenda, riducendo la squalifica a quattro mesi.
CRITICHE AI GIUDICI. Come se non bastasse, però, Conte è finito ancora nel mirino del procuratore federale Stefano Palazzi nell’ottobre 2012, quando venne deferito per avere espresso giudizi e rilievi lesivi della reputazione e dell’operato dei giudici sportivi. In una conferenza stampa arrivò a dire: «È assurdo quello che mi è successo, è una vergogna».
In questo caso l’allenatore se la cavò con un’ammenda di 25 mila euro (identica sanzione alla Juventus) grazie al patteggiamento accettato dalla Disciplinare. LETTERA43.IT

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