LE VOCI – Lippi: “La Juve sta arrivando”

LE VOCI – Lippi: “La Juve sta arrivando”

Marcello Lippi, ai microfoni de “Il Corriere dello Sport”, ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha parlato della Juventus

Lippi

TORINO – Marcello Lippi, ai microfoni de “Il Corriere dello Sport”, ha rilasciato una lunga intervista. Ecco le parole di Lippi: “Se dovessero richiamarla alla guida della Nazionale? (sorride): Per la terza volta…?! Mah. Però, per esperienza, so che nel calcio (soprattutto) mai dire mai: perché dovrei negarmi a un ambiente al quale sono legatissimo, dove sono stato da dio? Sia chiaro che questa non è una candidatura; dico che in caso di bisogno io ci sarei, anche da ct. Piuttosto… Io penso di essere pronto per un altro ruolo. Lo dico in generale, vale per un club con un progetto. Ma ancora di più per la Nazionale, per la Federazione. Credo che ci sia un vuoto. Mi riferisco a quello di un direttore tecnico. Ecco, Lippi con un ruolo dirigenziale in azzurro sarebbe una cosa possibile; e anche utile; perché di certe assenze sapeste come si accorgono quelli che magari hanno altri interessi… Conte resta o lascia dopo Euro 2016? L’impressione è che Antonio non rimanga, ma sono sicuro che concluderà il suo ciclo biennale. L’ho sempre pensato, anche quando ci sono state tensioni legate a vicende del passato. Lui andrà fino in fondo perché è una persona seria. Ma che voglia tornare a fare l’allenatore mi pare evidente, ha bisogno di quella adrenalina come l’aria. Questa ansia di panchina del ct può dipendere dal fatto che lui è diventato ct ancora giovane? Sì, ma anche alla Juve è arrivato giovane. Quello che conta, e non è un gioco di parole, non è l’età anagrafica, ma l’esperienza che uno accumula. In questo senso non c’era nessuno migliore di Antonio per assumere la guida dell’Italia, facendo quel salto. Se ho vinto per quelle che erano le mie aspettative? (sorride) Io ho vinto al di là di ogni mia aspettativa; anche perché vedete: io ho sempre seguito la politica dei piccoli passi; non c’è l’Obiettivo Finale, nel mio modo di vedere. Quando sono arrivato la prima volta ad allenare in A per me quello era il massimo, ero felicissimo; lo stesso quando sono arrivato alla Juve; ma ci sono piccoli momenti che valgono una vita: quando dopo un 1-1 col mio Cesena contro i bianconeri, arriva il presidente Chiusano, e ti dice: “complimenti, Lippi, bravo, noi la seguiamo, continui così…“, vi assicuro che uno può sentirsi felice. Come è successo a Napoli, o dopo il primo scudetto juventino. Io che non avevo vinto neppure un campionato di B. Prima gli obiettivi si chiamavano salvezza, zona uefa: centrarli era comunque un titolo. E’ un bel modo per prepararsi ad aprire un ciclo vincente? Soprattutto in ambiente che lo aspettava da 10 anni. E il nostro, è stato un ciclo con la c maiuscola: scudetto-Champions-Intercontinentale. Aggiungeteci Supercoppe e coppe varie, una dozzina di trofei in 8 anni… Questa stagione promette sorprese? Veramente io non ne vedo. I 4 punti in 4 partite della sono un fatto prevedibile?Io vi dico che non può essere considerata una sorpresa. Mi spiego: questo è un torneo anomalo. Primo: spero proprio che cambino le d ate del calcio mercato; non esiste che ci siano titolari per due partite in una squadra, che poi si trovano in prestito, cambiando squadra, per la terza giornata. Secondo, proprio per questo e aggiungendo la sosta per le nazionali, gli allenatori hanno avuto la squadra definitiva il venerdì, praticamente due giorni prima della terza partita. Per questo dico che ci sta tutto in un inizio così rocambolesco. Chi rischia di più in Napoli-Juve?  Non rischia nessuno. Sono entrambe partite non benissimo, ma sembrano aver ritrovato se stesse, grazie all’intelligenza degli allenatori, che nelle difficoltà hanno capito la squadra; questa crescita continuerà. E non si fermerà, anche in caso di sconfitta. Sarri che dà “consigli” pubblici a Higuain?
«Che lui è rimasto un maestro di calcio; eppoi non è che Higuain lo avessi visto tanto bene in questo avvio: mi pareva spento. Ed è un fatto che il calcio, soprattutto internazionale, chiede tagli mirati. Tornado a Sarri, lui ha a cuore l’equilibrio della squadra: senza voler offendere nessuno, a Napoli ce n’era bisogno, dopo aver visto certe fasi difensive…. Non puoi fare gli stessi gol della Juve e subire gli stessi gol di chi retrocede…. L’Inter è tra le mie cinque candidate allo scudetto, con Juve, Napoli, Milan e Roma. In questo contesto, dopo aver perso molto nel precampinato, Mancini è stato bravo a fare quadrato e prepararsi a vincere. Certo, ha potuto lavorare serenamente, godendo del credito accumulato grazie a quello che aveva vinto in passato in nerazzurro. Lui è arrivato nella passata stagione, ha potuto vedere e valutare tutto e poi fare le sue richieste: a un altro avrebbero detto no. Invece lui ha costruito la sua squadra, fatta di forza e centimetri, ha vinto 4 partite, senza brillare; ma questo diventa ultrapositivo; se sai di aver giocato al 40-50% delle tue possibilità e hai fatto il pieno di punti questo diventa un’iniezione di fiducia, di autostima. La mia esperienza all’Inter? Il buco interista di Lippi… lo lo considero come una tappa; non si può vincere sempre, ci sono alti e bassi. Ho avuto tantissimi alti, l’Inter è un basso, come altri che ho avuto. Il perché non è più importante: era una grande squadra, un grande ambiente, ma non è andata benissimo, tutto qua. Però… Per male che andò, arrivammo quarti in campionato, spareggiando col Parma, battuto, per il posto Champions e in finale di coppa Italia, persa in un modo rocambolesco con la Lazio. Direi che non si può parlare di fallimento. Quando la seconda stagione iniziò come iniziò, dopo Reggio Calabria tagliai subito corto. Invitando Moratti? Non ci si prende a pedate, ma si può litigare, come fanno le persone sul lavoro, se non sono delle pappemolle. In genere, poi, nascono grandi amicizie. Un nome? Non può essere che quello di Vieri. Tra noi, in mezzo a un Juve-Atalanta, ci fu un lungo momento di tensione, mettiamola così. La sera stavo cenando in un ristorante, mi sento mettere una manona sulla spalla. Era Bobo: “Dai mettiti, qui seduto”. Parlammo a lungo e non abbiamo più smesso di fidarci l’uno dell’altro. E comunque a lui è legato il mio più grande rimpianto, targato Inter tra l’altro. Quale?  La coppia di attaccanti era Vieri-Ronaldo, entrambi nel pieno, a 26 anni, roba da urlo. Tra infortuni vari, però, insieme avranno giocato tre partite. Ronaldo si ruppe proprio qui a Roma, contro la Lazio… Il brasiliano è stato il giocatore più forte che lei ha allenato? Il più grande di tutti è Zinedine Zidane; negli ultimi 40 anni Maradona, negli ultimi 20 Zizou. Voi avete visto quello che ha fatto in campo; non potete capire cosa riusciva a fare in allenamento, era uno spettacolo, una persona speciale, un ragazzo eccezionale, ben oltre il neo della testata di Berlino a Materazzi. Lippi allenatore degli allenatori? Qualcuno li ha contati di recente, arrivando a una trentina di miei giocatori ora diventati tecnici, o ct come Deschamps e Conte. Evidentemente sto diventando proprio vecchio, ma qualcosa ho pur trasmesso. Chi di loro mi ha chiesto consigli? Montero, Vialli. Gianluca da Londra, fresco di Chelsea, mi telefonava fino alle una di notte. “Ma faccio bene a fare così? O meglio se faccio cosà…» Montero, invece, chiamava da Montevideo. “misteeer, dimmeé qualcosa…” “e che ti dico”. Eppoi Torricelli, Ferrara. Paulo Sousa? Non lo conosco come allenatore ma da giocatore aveva una grande personalità, parlavamo tanto, a Torino. Per quello che ho visto, ha grande temperamento; la sua Fiorentina verticalizza molto, rispetto a quella di Montella. L’inizio è stato promettente. Gigi Buffon potrà aggiungersi alla sua “squadra” di allenatori targati Lippi?  Buffon no, non lo vedo come allenatore, lui deve stare là…, lui è un fenomeno. Con i genitori che ha non poteva non venire che un atleta così forte. Ma lui è forte in tutto: come testa, per come ragiona, trova sempre frasi coinvolgenti, perfette per il momento, un comunicatore nato. Il Corriere dello Sport-Stadio lo ha appena valutato come il più grande portiere di sempre? E’ vero, solo il più grande dura così tanto! Come para, e come parla. A tutti. Con i tifosi un paio di settimane fa è stato perfetto: “come, dopo quattro anni così, adesso che abbiamo bisogno di voi che fate…?“. Un fenomeno…
Baggio ha votato Berardi? Piace tanto anche a me. Situazione del nostro calcio non rassicurante in vista degli Europei: “Per Pirlo che parte arrivano sempre più stranieri. Già io potevo contare su un numero ristretto di convocabili, Conte è ancora più in difficoltà. Eppure la Juve è arrivata in finale di Champions, col suo blocco azzurro. E sulla Nazionale io continuo ad avere sempre fiducia. Quando ci sono grandi competizioni, noi ci siamo sempre. Siamo vice campioni d’Europa. Vero che ci sono anche i tracolli: a me capitò in Sud Africa, senza Buffon e Pirlo ko e con De Rossi al 50%…”.  
Queste le parole di Lippi nell’intervista rilasciata al quotidiano romano.

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